Pausa estiva del campionato dei dilettanti dell’Emilia Romagna

Terminato il campionato, ora la squadra dello Zocca si riposa in attesa di scoprire che cosa riserva il futuro e quali saranno le prossime mosse del calciomercato che già ha iniziato a segnare le prime battute. Espulso ormai dalla Prima Categoria, si è vociferato di un possibile assorbimento dello Zocca con il Monteombraro, ma per il momento la società sportiva è ancora in fase di studio della situazione. Questo non significa però che gli appassionati di calcio dovranno restare a bocca asciutta: per l’estate sono previste tante iniziative collaterali, meno appassionanti dal punto di vista agonistico ma maggiormente in linea con lo spirito del gioco in questi campionati minori, dove ciò che si cerca è soprattutto formare nel carattere, oltre che fisicamente, i giovani calciatori che un giorno potrebbero militare nelle serie maggiori. Un’iniziativa molto interessante e formativa si è svolta sabato 27 maggio alle ore 17:00 presso la Polisportiva “Endas Monti” di Ravenna, dove è stato organizzato un incontro amichevole tra due formazioni davvero speciali. Da una parte è scesa in campo la squadra dei rifugiati della Cooperativa “Persone in Movimento”; dall’altra la squadra “Iride ASD”, composta dai rifugiati che hanno trovato ospitalità nel centro presente a Tagliata di Cervia. A promuovere questa partita sono state la Cooperativa Zerocento di Faenza insieme alla Consulta dello Sport di Cervia. Il motivo per cui si è deciso di dare vita a questo incontro si può facilmente comprendere. L’immigrazione è vissuta dai paesi occidentali come un’invasione, e i profughi sono spesso visti come degli “intrusi” venuti a sottrarre risorse e opportunità. Ovviamente queste reazioni sono dettate solo dalla paura e dall’incomprensione, mentre le cose stanno ben diversamente: gli immigrati sono giovani in fuga da realtà orribili che desiderano solo provare a costruire un futuro migliore. I loro sogni e le loro speranze non differiscono affatto da quelle dei nostri figli. La partita di sabato dunque è servita a dimostrare un altro volto del calcio, molto lontano da quello patinato e multimilionario a cui siamo abituati a pensare. Lo sport è aggregazione, condivisione, e il calcio in particolar modo è gioco di squadra. Per gli immigrati può anche rappresentare una possibilità di riscatto, una possibilità di lavoro e di emancipazione. I giocatori delle due squadre provenivano da tantissimi Paesi diversi: da quelli dell’Africa come Gambia, Nigeria, Senegal, ma anche dal Bangladesh, dal Pakistan, e da tanti altri luoghi martoriati dalla guerra e da disordini sociali. Si tratta di persone molto giovani, nessuna con più di 25 anni, che ancora capiscono pochissimo l’italiano ma hanno tanta voglia di andare avanti. In fondo quando si gioca a calcio non serve parlare molto, e per quanto ognuno di loro provenisse da una storia diversa in campo si sono trovati subito affiatati nel gioco più bello del mondo. La partita di sabato di Ravenna ci ha ricordato una realtà che troppo spesso viene dimenticata: il gioco, per quanto debba sempre essere animato da un sano spirito agonistico, deve servire soprattutto ad unire, a creare affiatamento e complicità. Per questo può contribuire a superare le barriere di odio razziale che troppo spesso vengono erette contro chi viene erroneamente definito “immigrato”, ma in realtà è un “rifugiato politico”, ovvero una persona che giunge in un altro Paese per sfuggire a persecuzioni a volte peggiori della morte. Ma al di là degli orrori che serbano nel cuore, questi giovani sabato negli occhi avevano solo il piacere genuino di correre dietro ad un pallone.