La nostra Storia

L'F.C. Zocca 1950 affonda le radici nella prima metà del Novecento, quando tra i castagni dell'Appennino modenese, nel comune di Zocca, un gruppo di ragazzi cominciò a giocare a pallone per pura passione. Da quelle prime partite informali è nata una storia lunga quasi un secolo, che la società porta ancora oggi in campo con i colori biancoviola che compaiono nello stemma societario.
Lo scudetto del club racchiude i simboli dell'identità biancoviola: la figura del calciatore in movimento richiama la passione sportiva che anima la squadra, mentre lo stemma araldico del Comune di Zocca — con la fenice e il motto "Post fata resurgo"("Dopo la morte risorgo") — testimonia il legame profondo tra la società e il proprio territorio.
Dal 1935 al 1950: dai primi calci al campo sportivo
Le prime partite a Zocca si giocarono, spontanee e senza una vera organizzazione, fin dai primi anni Trenta a Montombraro: si scendeva in campo spesso a piedi nudi, per non consumare le uniche scarpe buone. Nel 1947 quel gioco tra amici diventò una vera società sportiva, ma il paese non aveva ancora un campo tutto suo. La Seconda Guerra Mondiale interruppe a lungo l'attività e costò la vita a due giovani giocatori della squadra, Argimiro Franceschini e Giorgio Galantini, ancora oggi ricordati dalla comunità zocchese.
Il campo sportivo arrivò solo nel 1950, frutto di una sottoscrizione popolare e di centinaia di ore di lavoro volontario: per ricavare lo spazio necessario furono spostati a mano una decina di castagni, sul terreno noto in paese come "la suppiadora". Tra gli artefici di quell'impresa, tre nomi ricorrono spesso nei racconti dell'epoca: Ferdinando Lenzi, don Gianni Bagnaroli e Davide Eleni, dirigente del Milan e storico accompagnatore ufficiale della prima squadra rossonera, l'uomo che aveva portato in Italia il grande Gunnar Nordahl. Fu proprio grazie ai suoi legami con il Milan che l'inaugurazione del campo venne celebrata con un'amichevole tra una selezione del Modena e la squadra riserve rossonera.
Un campo dedicato a Ferruccio Trabattoni
Il nuovo impianto fu intitolato a Ferruccio Trabattoni, figlio scomparso di Umberto Trabattoni, presidente del Milan dal 1940 al 1954: un omaggio nato dal legame che si era creato tra la famiglia Trabattoni e il progetto sportivo di Zocca. Tra il 1949 e il 1953 il paese ospitò anche il "Torneo Ferruccio Trabattoni", che portò tra i castagni zocchesi le giovanili di Milan, Bologna e Modena; secondo i racconti dei protagonisti, tra quei ragazzi in ritiro passarono anche futuri campioni come Radice e Trapattoni, allora ancora sconosciuti. Nel 1956, sempre grazie al volontariato dei zocchesi, furono costruiti gli spogliatoi del campo.
Dal dopoguerra agli anni Novanta
La società, sciolta nel 1952, rinacque tra il 1960 e il 1962 sotto la guida di don Bruno Reggianini, con dirigenti come Dalmazio Marchi, Adriano Diamanti, Arrigo Luppi e Medardo Battistini, memoria storica e "tuttofare" della squadra per decenni. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta il club fu premiato per la disciplina in campo dal comitato provinciale della F.I.G.C. e diede vita a una propria scuola calcio, che ancora oggi rappresenta una delle colonne del settore giovanile. Nella stagione 1973/74, con il nome U.S. Ferruccio Trabattoni, la squadra conquistò la promozione in Seconda Categoria vincendo lo spareggio di Vignola contro la Pavullese.
Il legame con il grande calcio non si è mai interrotto: il 4 ottobre 1989 il Bologna di Serie A, allenato da Gigi Maifredi, scese in campo a Montombraro in un'amichevole contro una formazione mista Vignolese-Zocca, mentre nel 1992 fu il San Lazzaro a scegliere Zocca per il proprio ritiro estivo.
1997: la storica promozione in Prima Categoria
Sotto la presidenza di Francesco Bagnaroli e la guida tecnica di Rubes Rubini, lo Zocca chiuse il campionato 1996/97 al primo posto nel proprio girone e conquistò, per la prima volta nella sua storia, il ripescaggio in Prima Categoria: la categoria più alta mai raggiunta dal club fino ad allora.
Oggi l'F.C. Zocca 1950 continua questa storia lunga quasi un secolo, portando ancora in campo i colori nati su quel terreno tra i castagni della suppiadora e restando fedele al 1950, l'anno inciso sullo stemma societario, come anno di fondazione del club.
Questa pagina raccoglie e sintetizza i racconti custoditi nell'unico volume dedicato alla storia del calcio zocchese, frutto di interviste e testimonianze dirette dei protagonisti di ogni epoca.